Uno sguardo critico sulla formazione di oggi

Uno sguardo critico sulla formazione di oggi

Nulla sfugge a questa crisi che non sembra mai finire e la formazione non è di certo l’eccezione. Sì, perché anche la formazione è in crisi in quanto una apparente motivazione economica porta a rivalutare e ridefinire i diversi paradigmi sottostanti che, negli ultimi hanno guidato il complesso universo della formazione organizzativa.

Non siamo più quelli di una volta…

E su questo non c’è nessun dubbio, il nodo è invece quello di capire cosa vogliamo diventare e verso dove vogliamo orientarci. In passato fare formazione prendeva una forma strettamente quantitativa: ore erogate, quantità di persone coinvolte, modalità di scelta dei fornitori di formazione. I contenuti e la spendibilità di essi non erano un motivo di preoccupazione. Oggi però si aggiunge una nuova variabile a lungo trascurata: la creazione di valore. E per creare valore bisogna partire della riduzione dello spreco. In quest’ottica è un sano criterio ritenere che non c’è spreco maggiore che fare molto bene qualcosa che non c’è bisogno di fare. Questo sembra di essere il concetto sottostante che caratterizza la formazione aziendale dei nostri giorni portando a incidere direttamente sulla condotta degli attori coinvolti e sulla creazione di nuovi paradigmi.

Meno spreco e più valore

In materia di formazione aziendale tre sono gli attori che hanno un notevole peso specifico nello sviluppo di ogni progetto formativo: aziende, dipendenti e collaboratori e l’ente erogatore della formazione. Sempre nell’ottica della riduzione dello spreco come contributo alla creazione di valore le aziende di oggi sembrano orientarsi verso una formazione meno quantitativa (riducendo notevolmente, anno dopo anno, la quantità di ore di formazione erogata) ed esigendo di essere coinvolte in modo più diretto e più attivo nei contenuti che la formazione comporta con una notevole prevalenza per gli aspetti gestionali che per quelli tecnici. Allo stesso tempo i dipendenti e i collaboratori beneficiari della formazione, supportano questa linea in quanto spesso le richieste di incremento in termini di competenze professionali sembrano aumentare e diversificarsi notevolmente.

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Le diverse realtà che offrono formazione manageriale si trovano quindi davanti a una, non indifferente, richiesta di cambiamento che si lascia dietro il vecchio paradigma sostituendolo con uno nuovo basato sulla innovazione e sulla concretezza.

Naturalmente, l’innovazione  va intesa in termini di modalità di erogazione dei contenuti sia tramite l’inserimento di nuove tecnologie che gravino il meno possibile sul tempo dedicato alla produttività ma anche sui contenuti stessi che vengono erogati in quanto essi devono essere trasmessi in diverse modalità che garantiscano un’immediata spendibilità. Una risposta concreta a tutto ciò richiede di un notevole impegno da parte dei diversi operatori in materia di formazione manageriale. Questa richiesta di cambiamento sicuramente comporta l’inserimento di modalità tecnologiche e multimediali che consentano di fornire delle soluzioni formative più innovative e, dall’altra, l’incremento nell’utilizzo delle stesse nelle lezioni frontali. Per quanto effettiva possa essere questa iniziativa rischia di essere una soluzione parziale se non accompagnata da una profonda riflessione e ridefinizione dei paradigmi che, fino ad oggi, hanno guidato lo sviluppo della formazione manageriale nei contesti aziendali.

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Se questa fase di analisi venisse a mancare il rischio è di ritrovarsi ad aver effettuato una semplice sostituzione di strumento (formatore o tecnologia) quando in realtà il ricettore del messaggio necessita di andare ben oltre. Si finisce così nella rete di una comunicazione diretta di tipo unilaterale che rischia di trovare uno scarso riscontro in un mercato come quello attuale.

 

Redazione MGT Academy

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