I mantra organizzativi

I mantra organizzativi

Il sostantivo di origine sanscrita mantra indica una formula sacra, mistica o magica come veicolo del pensiero. Propria della cultura religiosa Induista e poi estesa a tutta l’Asia per via del Buddhismo, l’idea del mantra ha preso piede nella nostra cultura organizzativa come un paradigma infallibile persino nei giorni del change management e dell’innovazione.

Sono profondamente radicati all’interno del nostro tessuto imprenditoriale quelle idee e modi di fare impresa, che sembrano di taglio più mistico-religioso che paradigmatico. Inobiettàbili, infallibili e incontestabili.  Veri e propri mantra sui quali sembra basarsi l’idea di gestione dell’impresa moderna. Un’idea che –forse-  varrebbe la pena ridimensionare.

Mantra n. 1: Può farlo chiunque

Cosa vuoi che ci voglia a farlo,” è la battuta che spesso si sente quando si affrontano discorsi di Marketing e Comunicazione. Tanto per introdurre un argomento così spinoso bisognerebbe prima arrivare a una definizione standard di cosa vada  messa sotto il capello del Marketing e cosa sotto quello della Comunicazione, e se una di queste si trova compresa nell’altra. E su questo le diverse organizzazioni sembra ci stiano lavorando con una diacronia che fa sì che ci  siano tante definizioni quante sono le aziende del nostro tessuto imprenditoriale.

In questa strada senza via d’uscita ci si immette per un nostro mantra che ci fa percepire queste discipline come un qualcosa di naturale e compiuto per chiunque sappia leggere e scrivere. In questo modo i malcapitati Responsabili del Marketing, della Comunicazione o nel peggior dei casi di entrambi,  diventano dei meri esecutori delle strategie altrui. Strategie che fanno parte dei nostri cari mantra.

Le strategie di Marketing e Comunicazione sono come la verdura: fa bene a chi fa bene. Per quanto salutare possa essere la verdura secondo la dieta mediterranea non è auspicabile per chi soffre di gastrite. La stessa cosa succede con le strategie di Marketing e Comunicazione che vanno viste non come delle rivelazioni mistiche ma come dei paradigmi che aiutano in determinati periodi a raggiungere determinati traguardi.

“La newsletter non si manda di venerdì,” diceva il Responsabile della Produzione a quello del Marketing. E la sua teoria era pur sensata. Lui sosteneva che essendo così vicini allo svago imminente del weekend, le persone avrebbero tralasciato la newsletter e quindi quello che doveva essere uno strumento di promozione sarebbe invece stato un vero flop. Tuttavia molte aziende di servizi alla persona riscontrano un gran numero di richieste i venerdì pomeriggio per la precisione. Probabilmente, forse dovuto al fatto che i capi stranamente rimangono in ufficio fino alla chiusura poiché si sta entrando nello svago del weekend come sosteneva il Responsabile della Produzione e proprio per questo motivo le persone si sentono più spinte verso i propri desideri che verso gli obblighi.  Sbagliava il Responsabile della Produzione? Ni. Il ragionamento non era affatto carente di senso. Sbagliava invece nel proporlo come un mandato, come una strada segnata sulla mappa proprio in un territorio che essendo sottoposto al desiderio momentaneo di un gran numero di persone assomiglia più alla Terra di Nessuno che alla precisione di Google Maps.

Le strategie dunque non sono giuste o sbagliate. Sono semplicemente strategie: alcune vanno bene per certe aziende ed altre no. Alcune si rivelano vincenti in certi periodi per diventare sanguinosi fallimenti qualche anno dopo. Spostare lo sguardo dalle strategie per rivolgerlo ai mercati, alle culture e alle persone potrebbe fornire delle informazioni di notevole valore al momento di tornare sulle strategie.

Chi avrebbe mai detto che con tutto quello che le persone hanno da fare avrebbero persino trovato il tempo per leggere dei contenuti scritti da uno come loro? Nessuno. Invece il content management è oggi, insieme al social media management,  una delle strategie più gettonate.

Mantra n. 2: Tutte le discipline che finiscono con la parola “management”

Tra le discipline più penalizzate dai nostri mantra ci sono quelle che finiscono con la parola management di solito accentuata nel modo sbagliato.

Per Change Management, ad esempio,  si intende cambiamento  ma solo in un’ottica di processi. Difficile che il cambiamento sia considerato come una globalità costituita da processi e operatività da un lato e persone con culture, abitudini e modalità di vita e di lavoro diversi, dall’altro.

Il Project Management invece viene immediatamente associato ineludibilmente agli ingegneri. I progetti quindi vengono percepiti come l’alter ego dei processi, tanto per utilizzare un linguaggio fumettistico. Perciò le tecniche e metodologie di Project Management “servono solo a quelli che gestiscono progetti”. E come nei casi precedenti il nostro mantra si rivela estremamente riduttivo.

Trattandosi di discipline prettamente trasversali annoverano delle tecniche e degli strumenti che potrebbero servire, in parte, a facilitare una modalità di lavoro più organizzata, strutturata e programmata. Questo renderebbe possibile a chi proviene da discipline più creative ed umanistiche poter organizzare il proprio lavoro e quello degli altri e monitorarlo nell’ottica del rispetto dei tempi, dei costi e della qualità.

L’Agile Project Management, ad esempio, nasce come risposta ad un bisogno dei progetti IT. Tuttavia negli ultimi anni un numero importante di agenzie di Marketing e Comunicazione hanno abbracciato questa metodologia.  Per quanto l’ambito di riferimento fosse del tutto estraneo i progetti di Marketing e Comunicazione avendo delle caratteristiche simili a quelli informatici trovarono nell’Agile Project Management un alleato per portarli a termine.

Marcella F. Luque

 

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